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Andiamo a lezione di canto

Stasera mi butto

Non solo per ugole d’oro
 
Si inizia con la teoria, poi si passa ai vocalizzi e solo dopo, molto dopo, si inizia a preparare un brano. Ecco come sono andate le mie lezioni di canto, un corso che ho scelto non tanto per amore della musica, quanto per la voglia di mettere in gioco la timidezza. E poi, devo confessarlo, quel microfono giocattolo ricevuto in regalo per il mio sesto compleanno mi aveva fatta subito innamorare...
 
La prima lezione è stata come una chiacchierata davanti ad un caffè, “lezione di avvicinamento” la chiamano: l’insegnante ha cercato di conoscermi al meglio, gusti musicali compresi, capendo le motivazioni che mi hanno portata lì e quello che mi aspettavo dal corso. D’altronde che non volessi sfondare nel mondo della musica credo fosse chiaro dal primo momento… Ma quando si canta? Ecco, dopo tante parole è arrivato il momento di intonare qualcosa, una canzone qualsiasi, “anche la sigla di un cartone animato” mi ha detto: lo scopo era quello di farsi un’idea delle mie (presunte) capacità canore per avere una base di partenza sulla quale impostare l’intero periodo di lavoro.
 
E via con la lezione vera e propria: i primi tempi si cantava poco, era tutto un “respira così, contrai lì, gonfia qua” e via dicendo. La corretta respirazione e l’utilizzo del diaframma sono alla base di un corso di canto e gli esercizi da compiere sono pure buffi: c’è quello in cui bisogna simulare uno sbadiglio, quello che ci fa cimentare nelle più bizzarre smorfie allo scopo di “sciogliere le labbra” e quello “alla Ramazzotti”, come l’ho ribattezzato io, che consiste in una particolare tecnica che dà vita ad una voce nasale, proprio in stile Eros Ramazzotti.
 
Prima di cantare un brano dall’inizio alla fine sono passate diverse lezioni e per molto tempo le uniche cose che intonavo erano dei vocalizzi allo scopo di scaldare la voce e svilupparne l’uso corretto. E anche quando si è iniziato a cantare davvero le cose non erano semplici, l’insegnante, pignola al punto giusto, era tutto un correggere la postura, migliorare la respirazione, dare indicazioni sulla dizione e molto altro.
 
Insomma, l’esperienza è stata interessante e pure divertente ma credo che continuerò a canticchiare sotto alla doccia. 

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