Non fai ancora
parte della community
Registrati >

Piatti piccoli, la passione dell'America

Blogger
di Guglielmo Pellegrino

Cucinare è una questione di chimica, di..

Nei ristoranti più alla moda oltreoceano, è da una decade che il finger food si è fatto largo, fino a dominare oggi i principali premi a chef e gestori. Ora però sta attraversando il confine della ristorazione mainstream. Sempre più sovente piatti da dito o da mano, sostituiscono le ormai tradizionali mega-porzioni made in Usa.
Insomma agli americani, il cibo, piace piccolo. E non senza alcuni buoni motivi, sia per dal punto di vista di chi il cibo piccolo lo consuma, sia di chi lo prepara e lo serve.
 
Il vantaggio dei piatti piccoli è che si preparano più velocemente; non solo di solito le dimensioni ridotte permettono di infrangere il classico ordine delle portate, e un mini-hamburger può benissimo stare dopo un piattino da caffè di ravioli. Il risultato è che al cliente i piatti arrivano prima, e quindi è più contento il cliente e pure il ristoratore, a cui i tempi di attesa costano in soldi quanto al cliente in pazienza.
Inoltre pare che la mini-portata induca alla condivisione, un po' come accade con le tapas spagnole (per chi ha frequentato bar in Spagna): è così piccolo che non è mio, è un assaggio, è per tutti.
 
Sembra, a quanto dicono i ristoratori, che il finger food alla fine sia un buon affare dal punto di vista economico, non solo per i tempi compressi e la possibilità quindi di servire più avventori, ma perché il servizio quasi immediato stimola l'appetito, e si tende a ordinare di più che in un ristorante con le portate di dimensioni e ordine tradizionale. Bisogna chiedere ai clienti, all'uscita dei ristoranti, cosa ne pensano di questo ultimo aspetto. 

Hai dimenticato la password?