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… i peperoni

Le 5 cose che ...

Proviamo a immaginare una tavola riccamente imbandita a inizio Rinascimento, millequattrocento-quasi-millecinque come dicono in Non ci Resta che Piangere. Se su quel tavolo cerchiamo la verdura, ne troveremo quasi solo di verde. Di sicuro non ne troveremo di rossa, come invece accade oggi. 
Sì perché due tra gli ortaggi più amati e diffusi nella dieta mediterranea, pomodoro e peperone, fino a qualche secolo fa facevano parte di altre tradizioni culinarie. 
I peperoni giunsero in Europa verso la fine del Seicento e ci misero un po' a superare la diffidenza dei nostri avi. Anche perché in Europa era già noto un parente molto stretto del peperone, il peperoncino, e si era capito che andava usato con parsimonia.
Il peperone, proveniente dal Sud America, è invece una fortunata modificazione genetica in cui la concentrazione di piccante è bassissima.
Dal Settecento a oggi il peperone ha fatto molta strada nelle nostre cucine. Botanici e agricoltori ne hanno selezionato varietà sempre più carnose e ricche di sapore e l'Italia è diventata una delle terre in cui crescono i peperoni migliori (a Carmagnola, in provincia di Torino, una produzione di eccellenza internazionale).
Dal punto di vista nutrizionale i peperoni sono ottimi dispensatori di vitamina C. Anzi, volendo estremizzare si può dire che contengono quasi esclusivamente vitamina C. Per il resto sono fibre e acqua. 
Il peperone è poco calorico, il suo apporto in termini di calorie può essere paragonato a quello della lattuga, ed è quindi indicato nelle diete ipocaloriche. La presenza di capsicina, benché non sia piccante come nel peperoncino, risulta comunque irritante per le mucose dell'apparato digerente. È questo il motivo per cui ai bambini questo alimento non si addice particolarmente.

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