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...le ciliegie

Le 5 cose che ...

A portare il ciliegio in Italia fu, nel primo secolo avanti Cristo, nientemeno che Lucullo, uno che di cibo e banchetti se ne intendeva non poco. E sicuramente le ciliegie contribuirono ad accrescere la fama di questo aristocratico romano, perché onestamente come si fa a non dire grazie a chi ci regala tale prelibatezza?
 
Le ciliegie non sono solo buone al palato, sono anche apportatrici di vitamina A e C e di sali minerali (fosforo e potassio). Quindi, con l'accortezza di lavarle molto accuratamente dato che non è possibile sbucciarle, è un frutto da mangiare in grandi quantità senza troppi pensieri.
 
Di varietà ce ne sono molte, perché da quando le portò Lucullo in Italia i contadini ci si sono dedicati con profitto, e oggi sono recensite centocinquanta diverse qualità. Le più note e facilmente reperibili nei mercati (anche se la variazione locale è grande) sono i graffioni bianchi, tipici del Piemonte, i duroni scuri, le Ferrovia, la Marosticana (prima ad aver ottenuto il riconoscimento IGP) e le due qualità di Vignola, il durone nero e la moretta. Ma onestamente non è ancora capitato di trovare un tipo di ciliegie che non fosse buono.
 
Si trovano in piena stagionalità a partire dagli ultimi giorni di maggio, con il clou della maturazione nel mese di giugno, e le ultime varietà che vengono raccolte a fine luglio (le ciliegie San Giacomo). Non abbiamo menzionato, finora, le amarene e non senza motivo. Le amarene infatti non sono una varietà di ciliegia ma il frutto di una pianta diversa, imparentata ma distinta. Così come altre varietà dette 'acidule' le amarene crescono infatti sul Prunus Cerasus, e non sul Prunus Avium come le altre prima menzionate. Sempre dal Prunus Cerasus provengono anche le visciole, dal sapore decisamente aspro spesso usate sotto spirito o per le confetture. Se vi siete domandati come mai il nome scientifico delle ciliegie, e delle amarene, inizia con 'Prunus' non vi siete fatti una domanda stupida: questi alberi da frutto sono una derivazione del pruno, l'albero che dà le prugne, così come sono derivazioni dalla stessa pianta originaria anche le albicocche (Prunus Armeniaca) e le pesche (Prunus Persica).

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